La vita a bordo delle navi

La vita quotidiana nella k.u.k. Kriegsmarine era dura. Solitamente, a bordo, d’estate la sveglia suonava alle cinque del mattino, c’era poi un quarto d’ora per sistemare le amache e fare colazione, poi, puntualmente dalle sei, iniziava la pulizia della nave.
Alzabandiera alle otto e poi lavori, esercitazioni, istruzione fino alle dodici, ora del rancio, che si consumava in gavetta. Al pomeriggio riprendevano i lavori a bordo fino alle sei, l’ora di cena, consumata la quale iniziava il tempo libero, fino alle nove.
Bisognava poi stendere le amache per il riposo notturno salvo ricominciare il giorno dopo.
La libera uscita a terra era alla domenica pomeriggio, ma difficilmente i marinai riuscivano ad allontanarsi dalla zona immediatamente vicina al porto. Il vitto a bordo, anche per i problemi legati alla conservazione del cibo, non era poi diverso da quanto non fosse nei tempi remoti: carne salata, legumi secchi, galletta e acqua non propriamente fresca. Da notare che il consumo di crauti forniva un apporto di vitamina C, che preveniva lo scorbuto, comune su navi con alimentazione diversa.
Verso fine Ottocento sulle principali e più grandi navi della k.u.k. Kriegsmarine vennero installati impianti di refrigerazione, il che permise di variare la dieta di bordo, aggiungendo molti elementi migliorativi come maggiori dosi di carne praticamente fresca, ortaggi e simili, il tutto studiato secondo tabelle che andavano incontro ai bisogni degli equipaggi. Nè mancava un quartino di vino.
Oltre alla manutenzione della nave, i marinai dovevano anche provvedere a se stessi, lavando i propri indumenti, le amache, i locali dove soggiornavano e i relativi arredi quali tavole e panche. I legami personali e familiari in patria risultavano interrotti per lunghi periodi e molto spesso i compagni sostituiscono la famiglia e la nave diventa la propria casa, oggetto inesauribile di osservazioni ed entusiasmo, nonchè fonte dell’orgoglio. Alla nave ci si rivolgeva quasi con affetto al femminile e le sue qualità erano discusse e lodate per ore, rappresentando gli stimoli del marinaio a fare sempre meglio. Se la “propria” nave non corrispondeva alle attese, la colpa non era della nave, ma del suo comandante.