HORTHY Miklós de Nagybánya (1868-1957)
Ammiraglio, Comandante in Capo della Flotta (febbraio 1918 - novembre 1918)

L’ammiraglio Miklós Horthy de Nagybánya fu l’ultimo Comandante in capo della k.u.k. Kriegsmarine.
Nominato nel febbraio 1918, succedendo al vice ammiraglio Maximilian Njegovan, mantenne l’incarico sino alla fine della prima guerra mondiale.
Era nato a Kenderes, una cittadina nell’attuale provincia di Jász-Nagykun-Szolnok, nel Regno d’Ungheria, da una famiglia calvinista della piccola nobiltà ungherese.
Destinato fin da piccolo alla carriera militare, studiò nell’Accademia della Marina (Marine-Akademie) di Fiume, conducendo l’intera sua carriera nella k.u.k. Kriegsmarine con numerosi imbarchi e incarichi. Nel 1896 era Fregattenleutnant (Tenente di fregata); nel 1900 Linienschiffleutnant (tenente di vascello) e, con questo grado, comandò dal gennaio 1901 la torpediniera Sperber, poi dal 1902 la torpediniera Kranich. Nel giugno 1908 lo troviamo al comando dello yacht corazzato Taurus e nell’agosto dello stesso anno imbarcato, come GDO – Gesamtdetailoffizier (Primo ufficiale temporaneo) sull’incrociatore corazzato Kaiser Karl VI.
Il 1 gennaio 1909 venne nominato Korvettenkapitän (capitano di corvetta). Il 1° novembre 1909 fu nominato Aiutante di campo dell’Imperatore, incarico che mantenne per due anni sino alla nomina, avvenuta il 1° novembre 1911, a Fregattenkapitän (capitano di Fregata), grado con il quale divenne comandante della corazzata Budapest dal dicembre 1912 al marzo 1913.
Promosso il 20 gennaio 1914 Linienschiffskapitän (capitano di Vascello), fu comandante della corazzata Habsburg dall’agosto 1914 al dicembre dello stesso anno, quando assunse il comando dell’incrociatore Novara, comando che mantenne sino al 1 febbraio 1918, per divenire comandante della corazzata SMS Prinz Eugen.
Il 27 febbraio 1918 fu nominato Konteradmiral (contrammiraglio) e il 27 febbraio 1918 Comandante in capo della flotta.
A pochi giorni dalla fine della prima guerra mondiale, il 30 ottobre 1918, fu nominato Vizeadmiral (vice ammiraglio).
A seguito del crollo della duplice monarchia austro-ungarica ed alla formazione di un governo comunista da parte di Béla Kun. Nel 1919 Horthy appoggiò il controgoverno anticomunista formatosi a Seghedino, di cui divenne ministro della guerra con lo scopo di opporsi al regime di Kun.
Horthy uscì vittorioso e alla testa delle truppe anticomuniste fece il suo ingresso a Budapest il 16 novembre 1919. Il nuovo governo si affrettò a ristabilire la monarchia in Ungheria, ma un ritorno degli Asburgo parve in quel momento politicamente irrealizzabile alla luce del nuovo assetto dei paesi dell’Europa centrale.
Per questa ragione l’Assemblea Nazionale ungherese proclamò, il 1° marzo 1920, Horthy capo provvisorio dello Stato col titolo di reggente.
L’ammiraglio Horthy dovette innanzitutto accettare le dure condizioni del trattato di pace del Trianon, per effetto del quale l’Ungheria perse due terzi della propria superficie territoriale e della propria popolazione d’anteguerra, assieme alla propria secolare condizione di stato multietnico. Successivamente però si pose al vertice di una politica che mirava a riottenere i territori perduti e a ricostituire il regno d’Ungheria fino alle proprie frontiere storiche.
Horthy impedì nel 1921 due tentativi dell’ex Re Carlo IV d’Asburgo di fare ritorno in Ungheria. Nel secondo caso addirittura ricorrendo, il 29 ottobre 1921, all’uso delle armi a Budaörs, presso le porte di Budapest.
Di fronte alla debolezza politico-militare dell’Ungheria, Horthy cercò di rompere l’isolamento magiaro avvicinandosi negli anni Trenta all’Italia fascista e all'”austrofascismo” di Engelbert Dollfuss, politica che culminò con i Protocolli di Roma del 17 marzo 1934.
A seguito dell’affermazione del nazismo in Germania, la politica ungherese iniziò a immaginare possibile una revisione dei trattati di pace con il sostegno di Berlino e Roma. Questo avvicinamento trovò i primi frutti con la Conferenza di Monaco e con il susseguente Primo Arbitrato di Vienna del 2 novembre 1938, che attribuì all’Ungheria vaste porzioni della Slovacchia Meridionale, all’epoca abitate da magiari.
La reggenza di Horthy si caratterizzò come un regime autoritario e apertamente razzista con leggi discriminatorie nei confronti degli ebrei. Già nel 1921 infatti venne emanata una legge che fissava un numero chiuso per gli studenti universitari in base alle percentuali delle etnie presenti in Ungheria. Per gli ebrei, che costituivano all’epoca circa il 20 % della popolazione universitaria ungherese, venne fissato il tetto del 6 %. La legislazione antiebraica intesa come tale venne introdotta nel 1938 con nuove disposizioni discriminatorie che, di fatto, prepararono il terreno alle successive deportazioni naziste.
Horthy rimase al vertice dell’Ungheria fino alla sua deposizione e all’arresto nel 1944 da parte dei tedeschi, in seguito al fallito tentativo di un armistizio separato con l’Unione Sovietica.
Liberato dopo il 1945 su pressioni degli Stati Uniti, fu risparmiato dalle accuse di crimini contro l’umanità e riparò in esilio in Portogallo.
Morirà a Estoril il 9 febbraio 1957.
Per sua scelta fu sepolto nella sua cittadina natale di Kenderes solo nel 1993, due anni dopo che le truppe sovietiche avevano lasciato l’Ungheria.