U 7 poi U 12
(dal 1914 U 12) sommergibile

Significato del nome

I sommergibili della k.u.k. Kriegmarine non avevano nomi propri, ma solo numeri progressivi, dal numero 1 sino al numero 147.

Unità gemelle

U 5, U 6

Cantiere di costruzione

Fiume, Silurificio Whitehead; impostazione: 1909; varo: 14.3.1911; ingresso in servizio: 21.8.1914; costo complessivo: alla vendita successiva 500.000 corone

Dislocamento

240 tonn. in emersione / 273 tonn. in immersione

Dimensioni

lunghezza al galleggiamento: 29,19 m; lunghezza fuori tutto: 32,09 m; larghezza: 4,23 m; immersione: 3,90 m

Propulsione

2 motori a benzina / 2 motori elettrici; le eliche di tutti sommergibili erano a rotazione esterna; potenza: 500 Hp in emersione/ 230 Hp in immersione

Velocità

11,4 nodi in emersione / 9,7 nodi in immersione

Armamento

1 cannone a tiro rapido da 3,7 cm; 2 tubi lanciasiluri; 4 siluri

Equipaggio

permanente effettivo: 4 + 15 uomini

Storia

Allo scoppio della prima guerra mondiale la k.u.k. Kriegsmarine aveva sette U-boot commissionati, cinque operativi e due completati ma non ancora operativi. Tutti e quattordici erano sommergibili con una portata limitata, adatti solo per operazioni nel mare Adriatico, ma, nonostante tutto, ebbero comunque dei successi. Le prime azioni degli U-boot austriaci furono contro i francesi.
Appena varato l’ “U 7” stazionò tra Pola e Brioni. Il 28 agosto 1914 si decise di rinominarlo “U 12“, ma il numero “7” sulla torretta venne ridisegnato solo alcuni giorni dopo. Il sommergibile non era stato costruito su commessa della k.u.k. Kriegsmarine, bensì su autonoma iniziativa e a proprio rischio da parte del Silurificio Whitehead di Fiume, come ulteriore sviluppo dei modelli “U 5” e “U 6“, con l’obiettivo di vendere il sommergibile all’estero, in quanto la k.u.k. Kriegsmarine non disponeva dei finanziamenti necessari per il suo acquisto. Risultando però ancora invenduto allo scoppio della prima guerra mondiale, fu subito acquistato dalla Marina Austro-Ungarica, in considerazione delle urgenti esigenze belliche e condotto a Pola.
Il 21 agosto 1914 il comando del sommergibile fu assunto dal tenente di vascello Egon Lerch. Montato il cannone da 3,7 centimetri e sostituito il periscopio, nel dicembre fu trainato dalla torpediniera “Satellit” alle Bocche di Cattaro da dove partì subito per il Canale d’ Otranto con l’ordine di attaccare le navi francesi che vi transitavano. Il 21 dicembre avvistò un gruppo di sedici navi nemiche impegnate in esercitazioni tattiche e andò all’attacco, nonostante il mare grosso, silurando e danneggiando gravemente la corazzata francese “Jean Bart“. Lo sconcerto per l’attacco alla grande nave da battaglia fu tale che i francesi ritirarono la loro flotta dall’Adriatico.
Nel febbraio 1915 l’ “U 12” era davanti alle coste del Montenegro dove, di fronte ad Antivari, fu attaccato da un sommergibile francese: schivati i siluri che questo gli aveva lanciato contro, lanciò a sua volta due siluri, anch’essi andati a vuoto, mentre il sommergibile francese si allontanava a tutta velocità.
L’ “U 12” ritornò a Cattaro dopo aver catturato due velieri montenegrini e in quella base, il 28 marzo 1915, l’intero equipaggio fu decorato a bordo della corazzata “Monarch“. Tre giorni dopo l’ “U 12” era di nuovo in mare e fermò cinque trabaccoli montenegrini rimorchiandoli poi a Cattaro. Nell’aprile fu trainato prima a Pola e poi nel maggio a Trieste.
Il 28 maggio, all’altezza di Salvore, avvistò un piroscafo che navigava oscurato e che quindi venne ritenuto nemico. L’ “U 12” lanciò immediatamente, senza dare alcun ulteriore avviso, verso mezzanotte, due siluri contro l’obiettivo, affondando la nave. Ma si trattava del piroscafo greco “Virginia” e la Grecia era uno stato neutrale! Era stato appena controllato dall’ “U 5” e lasciato libero di proseguire! Il Comando della Marina Austro-Ungarica rimborsò privatamente l’armatore e i membri dell’ equipaggio che erano stati salvati dall’ “U 12” per la perdita dei propri beni e indennizzò i parenti dei marinai morti, ma dichiarò ufficialmente che il “Virginia” era esploso a causa dell’urto con una mina.
Dopo lavori di manutenzione a Pola, l’ “U 12” ritornò a Trieste, per uscire in missione il 7 agosto 1915, diretto verso Venezia e Chioggia, ma da quel momento non si ebbero più sue notizie. Le ragioni della sua scomparsa sono tuttora ignote. Nel pomeriggio dell’8 agosto, da bordo di una nave diretta a Venezia, fu udita una forte esplosione e più tardi furono avvistate chiazze di benzina in mare. Successivamente, da fonte italiana, fu diffusa la notizia che una cannoniera, la “Brontolo“, dopo aver avvistato l’ “U 12” si era fatta deliberatamente inseguire in un campo minato dove il sommergibile, che ne ignorava l’esistenza, era esploso su di una mina. Si tratta di una versione inventata di sana pianta in quanto gli italiani ignoravano del tutto l’esistenza della missione dell’ “U 12“.
Nei primi giorni del 1917 il sommergibile fu recuperato e trasferito all’Arsenale di Venezia. I resti degli uomini dell’equipaggio furono sepolti nel cimitero di San Michele, a Venezia. L’architetto viennese Walter Lenck progettò un monumento funebre per lo scomparso comandante Egon Lerch: fu persino prodotta una prova in gesso del monumento. Poi il progetto fu abbandonato e solo nel 1935 l’Österreichischen Marineverband posò una targa ricordo sul luogo della sepoltura dei marinai e degli ufficiali dell’ “U 12”.

Comandante dell’ “U 7” (“U 12“) fu dal 21 agosto 1914 sino al 11 agosto 1915 tenente di vascello Egon Lerch.