Wien (880)
(dal 1921 Vienna, dal 1937 Po)
piroscafo misto (dal 1916 nave ospedale)

Significato del nome

La capitale dell’Austria.
Piroscafi da destinare al compito di nave ospedale furono requisiti sia nel Mare Adriatico, sia nella rete fluviale del Danubio. Ma il numero maggiore di navi ospedale della k.u.k. Kriegsmarine fu operativo nel Mare Adriatico. Erano in prevalenza piroscafi passeggeri del Lloyd Austriaco e di altre compagnie di navigazione requisiti allo scoppio della prima guerra mondiale. Furono tutti rinominati con numeri romani progressivi, da I a X (più una nave ospedale senza numero), preceduti dal termine Spitalschiff, che in tedesco significa appunto nave ospedale.
Più in dettaglio: “Spitalschiff I” (già “Elektra“, del Lloyd Austriaco, poi già “Baron Call” del Lloyd Austriaco); “Spitalschiff II” (già “Metcovich“, del Lloyd Austriaco); “Spitalschiff III” (già “Tirol“, del Lloyd Austriaco); “Spitalschiff IV” (già “Graf Wurmbrand“, della Società di Navigazione Tripcovich); “Spitalschiff V” (già “Oceania“, della Società Austro-Americana); “Spitalschiff VI” (già “Argentina“, della Società Austro-Americana); “Spitalschiff VII” (già “Helouan“, del Lloyd Austriaco); “Spitalschiff VIII” (già “Wien“, del Lloyd Austriaco); “Spitalschiff IX” (nave originaria sconosciuta); “Spitalschiff X” (già “Africa“, del Lloyd Austriaco); nave ospedale non numerata (già “Sofia Hohenberg“, della Società Austriaca di Navigazione).
In qualche caso, come si può notare, ad uno stesso numero romano potevano corrispondere due navi successivamente assegnate allo stesso impiego.

Unità gemelle

Helouan

Cantiere di costruzione

Trieste, Arsenale del Lloyd Austriaco; impostazione: 25.11.1909; varo: 4.3.1911; ingresso in servizio: 28.8.1911

Dislocamento

stazza lorda: 7.357 tonn., stazza netta: 3.199 tonn.
(altre fonti: stazza lorda: 7.289 tonn.)

Dimensioni

lunghezza: 134,98 m; larghezza: 16,24 m; immersione: 8,69 m

Propulsione

2 macchine alternative a vapore a quadruplice espansione; 8 caldaie; 2 eliche; potenza: 1.580 Hp

Velocità

17 nodi
(altre fonti: 17,4 nodi)

Equipaggio

300 (185 in Iª classe, 61 in IIª classe, 54 in IIIª classe)

Storia

Come altre navi che vennero requisite dalla k.u.k. Kriegsmarine nel corso della prima guerra mondiale, la “Wien” era all’origine una nave mista da carico e passeggeri, poi trasformata in nave ospedale con il nome di nave ospedale VIII (“Spitalschiff VIII“). Questo destino doveva caratterizzarla anche dopo la prima guerra mondiale. Infatti la “Wien” fu piroscafo passeggeri dal 1911 al 1916 e poi, prima come “Vienna” e poi come “Po“, dal 1921 al 1940. Fu nave ospedale nel 1916 e poi nave alloggio dal 1917 al 1918 per la Marina da Guerra Austro-Ungarica. Fu nave trasporto infermi, per la Marina italiana, dal 1935 al 1937 e di nuovo nave ospedale nel 1940-1941.
La stessa proprietà variò di conseguenza: dal 1911 al 1918 fu proprietà del Lloyd Austriaco (ma requisita dalla k.u.k. Kriegsmarine dal 1916 al 1918); dal 1921 al 1941 fu proprietà del Lloyd Triestino (ma noleggiata e poi requisita dalla Regia Marina Italiana nel 1935-1936 e nuovamente requisita nel 1940-1941).
Costruita con il nome di “Wien” tra il 1909 ed il 1911 insieme all’ unità gemella “Helouan” per il Lloyd Austriaco di Trieste, la nave era in origine un piroscafo misto dotato di una discreta velocità per l’epoca, ma afflitto da problemi di forte rollio e scarsa tenuta al mare. Per alcuni anni “Wien” ed “Helouan” vennero impiegati sulla linea celere da Trieste ad Alessandria d’Egitto, la cui durata accorciarono di un giorno. Lussuosi e veloci, i due piroscafi furono tra le migliori unità del Lloyd Austriaco.
Il “Wien” fu requisito il 16 febbraio 1916 dalla k.u.k. Kriegsmarine, trasformato in nave ospedale e con tale funzione utilizzato per alcuni mesi. Rimasto danneggiato alle eliche a causa di un incaglio, venne temporaneamente restituito al Lloyd Austriaco il 29 giugno 1916, per il tempo necessario alle riparazioni, dopo di che, il 7 dicembre 1917, venne nuovamente requisito e dislocato a Pola, adibito a nave caserma per gli equipaggi degli U-Boote della Kaiserliche Marine tedesca di base nel porto istriano. A bordo della nave venne inoltre installata una stazione radio tedesca per intercettare i messaggi trasmessi nel Mediterraneo Centrale ed Occidentale.
Nella notte tra il 31 ottobre ed il 1° novembre 1918 il “Wien” fu coinvolto nella cosiddetta impresa di Pola, nella quale due incursori italiani, Raffaele Rossetti e Raffaele Paolucci, a bordo di un mezzo subacqueo detto mignatta, col quale erano penetrati all’una di notte nel porto affondarono la corazzata austro-ungarica “Viribus Unitis“. I due operatori intorno alle 5:30 del 1° novembre furono scoperti e, prima di abbandonare la mignatta, ne innescarono la carica di autodistruzione, che detonò dopo che il mezzo si era adagiato sul fondale della darsena di Vergarolla, nei pressi del “Wien“: il piroscafo, investito dallo scoppio che avvenne poco dopo lo scoppio della carica che aveva affondato la corazzata “Viribus Units“, esplosa alle 6.44, affondò nel porto di Pola. Alcuni militari tedeschi, saliti a bordo per cercare di recuperare o distruggere le attrezzature radio, perirono nell’affondamento.
Recuperato e riparato nel 1919 il “Wien” tornò al suo vecchio armatore, che, con il passaggio della Venezia Giulia dal dissolta duplice monarchia austro-ungarica al Regno d’Italia, aveva mutato nome in Società Anonima di Navigazione Lloyd Triestino. Iscritta con matricola 482 al Compartimento marittimo di Napoli, la nave rientrò in servizio nel 1921, con il nome italianizzato in “Vienna“. Tra le linee su cui il “Vienna” (insieme al gemello “Helouan“) fu impiegato per il Lloyd Triestino vi fu anche la rotta Trieste-Venezia-Brindisi-Alessandria d’Egitto.
Prima dell’inizio della guerra d’Etiopia, il “Vienna” fu una delle sei navi passeggeri noleggiate, e poi requisite, tra il giugno e l’ottobre 1935 dalla Regia Marina per il trasporto dei feriti e dei malati tra le truppe inviate in Eritrea e Somalia in preparazione dell’invasione. Dotate di attrezzature molto all’avanguardia per l’epoca (tra cui apparati di condizionamento dell’aria), queste navi non vennero classificate e denunciate presso gli appositi organismi internazionali come navi ospedale, ma come “navi trasporto infermi”: dato che delle navi ospedale non avrebbero potuto trasportare truppe e rifornimenti ma solo feriti e malati, tale classificazione venne ideata per poter utilizzate le unità in questione come trasporti di truppe e rifornimenti per le operazioni in Eritrea e Somalia all’andata, senza ledere le convenzioni internazionali, e per rimpatriare e curare feriti e malati al ritorno. Restituito agli armatori nel 1936, il piroscafo, ribattezzato “Po“, riprese a svolgere servizio civile per il Lloyd Triestino, sino al 1940.
In vista dell’ingresso dell’Italia nella seconda guerra mondiale, il “Po” venne requisito il 21 maggio 1940 ed iscritto nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato il 10 luglio 1940, questa volta come vera e propria nave ospedale, con seicento posti letto. La nave entrò in servizio nel luglio 1940 e venne subito inviata a Messina e poi, nell’estate del 1940 effettuò alcune missioni di trasporto di feriti e malati da Tripoli e Bengasi. Nel settembre 1940 la “Po” fu la prima nave ospedale ad essere inviata in Albania, compiendo una singola missione di trasporto di feriti e malati nell’ambito della preparazione dell’attacco alla Grecia.
La sera del 14 marzo 1941 la “Po” giunse a Valona. Poco dopo le undici della sera stessa la rada di Valona fu sottoposta ad un attacco da parte dell’aviazione inglese. La “Po“, essendo oscurata, non fu riconosciuta come nave ospedale e, alle 23.15 venne colpita sul lato di dritta, da un siluro. La nave imbarcò acqua rapidamente e affondò in poco meno di una decina di minuti. Il relitto della nave ospedale, adagiato in assetto di navigazione ad un miglio dalla costa, su fondali tra i 30 metri ed i 35 metri, è stato individuato da subacquei nel 2005.