Körös (138)
(dal 1920 Morava, dal 1941 Bosna)
monitor fluviale (classe Körös)

Significato del nome

Il Körös è un fiume dell’Ungheria orientale, affluente di sinistra del Tibisco, a sua volta affluente del Danubio. Tutti i monitor fluviali del Danubio della k.u.k. Kriegsmarine ebbero nomi di affluenti del Danubio, a partire dal “Maros” e dal “Leitha” nel 1871.

Unità gemelle

Szamos

Cantiere di costruzione

Budapest (Ungheria), Cantiere Danubius-Schönichen-Hartmann vereinigte Schiff-und Maschinenbau A.G.; progettista: Joseph Tiel; impostazione: 30.3.1891; varo: 5.2.1892; entrata in servizio: 21.4.1892

Dislocamento

448 tonn. ad allestimento completato

Dimensioni

lunghezza: 54,00 m; larghezza: 9,00 m; immersione: 1,20 m

Propulsione

2 motrici con cilindri verticali a triplice espansione; 2 caldaie Yarrow; potenza: 1.200 HP

Velocità

10 nodi; autonomia: 1.000 miglia a 9 nodi

Protezione

cintura: 50 mm; ponte: 19 mm; torre di comando: 40 mm; torrette: 75 mm

Armamento

2 cannoni da 12 cm affiancati in torre singola; 2 cannoni da 7 cm Skoda; 2 mitragliatrici da 8 mm
(altre fonti: 1 cannone da 6,6 cm; 1 cannone da 4 cm; 4 mitragliatrici MG)

Equipaggio

permanente effettivo: 77 uomini

Storia

I primi monitor fluviali della k.u.k. Kriegsmarine, “Maros” e “Leitha“, furono costruiti nei primi anni Settanta dell’Ottocento. Erano anche i primi monitor fluviali costruiti nell’intera Europa. A partire dal 1890, si decise di costruire una nuova coppia di monitor fluviali ogni dieci anni. Una delle due navi doveva ricevere il nome austriaco di un fiume affluente del Danubio, l’altra un nome ungherese. Venti anni dopo il debutto della Classe “Maros“, la tecnica costruttiva era profondamente cambiata e si riflettè nella realizzazione dei nuovi monitor, commissionati agli inizi degli anni Novanta dell’Ottocento. La coppia degli anni 1893-1894 era costituita dal “Körös” e dal “Szamos“.
A differenza di “Maros” e “Leitha” che, all’atto della costruzione, montavano ancora cannoni ad avancarica, le armi erano infatti tutte a retrocarica, la corazzatura era in nichel-acciaio, le torrette di forma cilindrica. Per quanto riguardava l’armamento principale, mentre sul precedente monitor “Bodrog” vi erano due torri monopezzo sulla fiancata che fungevano anche da protezione alla plancia, sul “Körös” (e sul gemello “Szamos“) l’artiglieria era disposta su una torre prodiera e le fiancate erano attrezzate a casamatta corazzata.
La dichiarazione di guerra alla Serbia il 28 luglio 1914 trovò la flottiglia del Danubio della Marina da guerra Austro-Ungarica pronta. Un gruppo di monitor, composto dal “Maros” e dal “Leitha“, dalla vedetta “H“, dalla nave ospedale “Traisen” e dal rimorchiatore a vapore “Traun“, venne concentrato a Bréko sulla Sava. Una divisione composta dai monitori “Temes“, “Bodrog“, “Körös” e “Szamos“, le navi da pattuglia “B“, “C“, “F“, i dragamine “Bataszék” e “Andor“, due navi per il servizio mine e numerosi piroscafi armati erano concentrati a Zemun, mentre le vedette “D” e “G” erano ancorate a Pancsova.
Il “Körös” entrò in azione contro la Serbia a poche ore dalla dichiarazione di guerra nel 1914, venendo colpito il 4 agosto da sei colpi di cannone sparati da una batteria serba mimetizzata. A fine settembre, unitamente ai monitor “Bodrog” e “Temes“, al dragamine ausiliario “Andor” e alla motovedetta “B“, provenendo dal Danubio, il “Körös” forzò un campo minato serbo e le navi entrarono nel fiume Sava, nonostante pesanti bombardamenti.
Nel 1916-1917 fu impegnato lungo il corso del Danubio contro la Romania. Dopo gli armistizi con la Russia e la Romania, tutti i monitor superstiti della flottiglia del Danubio, fra cui il “Körös“, furono spostati alla foce del Danubio sul Mar Nero.
Nel novembre 1918 fu requisito dalla Jugoslavia e ribattezzato “Morava“. Il 12 aprile 1941, nel corso dell’attacco tedesco, fu autoaffondato nella Sava. Recuperato più tardi e riparati i danni, riprese servizio nella Marina Croata con il nome di “Bosna“. Nel giugno 1944, nei pressi di Bosanski/Novigrad urtò contro una mina e affondò. Dopo il 1945 lo scafo fu recuperato dalla Jugoslavia e demolito.